esordio
Sono nata alla fine di un caldissimo agosto di un anno alla fine
di un caldissimo decennio.
Mia madre, che di suo non ha mai avuto troppa confidenza con l’
acqua in quanto elemento, trascorreva nelle settimane prima del
parto ore a mollo vicino alla riva.
Dicono che si vedesse la sua enorme pancia ondeggiare e sobbalzare
di felicità sotto il costume a fiori.
Mio padre non aveva dubbi sul fatto che fossi io a pretendere quei
lunghissimi bagni e riconosceva già in me i segni della sua
stessa ineludibile passione per il mare.
In quei tempi ancora lontani dall’invenzione dell’ ecografia
nessuno aveva idea di chi abitasse la pancia a fiori e perciò,
mentre aspettavano che mi decidessi ad uscire onde accertare il mio
sesso di appartenenza ed attribuirmi un nome adeguato, i miei mi
chiamavano “pippo” che a loro suonava come neutro.
Se fossi stata un maschio, come in effetti mia madre pensava che
fossi, mi avrebbero chiamato Efrem come il bisnonno…ma la sorella
maggiore di mio padre, quando venne a conoscenza di questo proposito,
sbuffò come chi non vuol perdere tempo in discorsi oziosi e
sentenziò: Sarà una femmina. E si chiamerà Sara.
Se conosceste la mia famiglia sapreste che non è
contemplato contraddire la zia e quindi arrivò una bimba e fu
chiamata Sara.
Non so come la zia sia stata raggiunta da tanta serafica
certezza, ne’ come perché abbia scelto un nome tutto sommato
estroso per quegli anni, ma di sicuro quando quel nome mi è
stato imposto non è stata l’austera moglie di Abramo ad
affacciarsi dalle volute della Storia sul mio faccino rosso e tondo,
e neppure quell’altra, la martire di Antiochia che in Alessandria
guadagnò la santità.
Fu l’altra Sara, la Kali, la nera dei popoli erranti che,
probabilmente approfittando della distrazione delle due auguste
omonime, pose orecchio ai miei vagiti e decise che quella cosina era
roba sua.
E cosa sua sono stata.
Sempre.